La pesca del pesce azzurro si svolge da secoli secondo varie metodologie, anche se vengono oramai impiegati prevalentemente sistemi professionali come reti da traino pelagico (volanti) o reti da circuizione (cianciolo o lampara).

I branchi si muovono al largo in autunno per avvicinarsi sotto costa nel periodo primaverile per la riproduzione.

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La lampuga (Capone)
La Lampuga, o capone, è un pelagico d’alto mare presente in tutto il Mediterraneo. La pesca dei “capuna” si effettua durante la migrazione stagionale dei pesci: da fine agosto (le lampughe pesano in media 150 grammi) a metà dicembre (peso medio 1,5 – 2 chilogrammi); successivamente il pesce sparisce dai mari italiani (la Coriphaena hippurus è una specie cosmopolita) e nessuno sa dire che fine faccia. Ricompare quasi un anno dopo, pesciolini da 100 – 150 grammi, puntuali all’appuntamento con gli uomini che gli hanno preparato quelle trappole d’ombra già note al pittore di Thera.

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Le qualità organolettiche

Il Pesce Azzurro è una grande risorsa alimentare e gastronomica, ingiustamente sottovalutata dai consumatori.
Viene a torto, ritenuto un tipo di pesce grasso e poco digeribile.

In realtà, studi medici approfonditi hanno dimostrato che il consumo di pesce azzurro è raccomandato quale alternativa a cibi proteici come formaggi, uova o carne.



Il pesce azzurro può essere cucinato in un’infinità di modi: alla griglia, al vapore, al forno, fritto, in tegame e può essere mangiato crudo; prelibati sono considerati i filetti ricavati dalla separazione della pelle e della lisca centrale, lavati in acqua salata e conditi con il solo limone.

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