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La denominazione "pesce azzurro" non
corrisponde ad un gruppo scientificamente definito di specie.
Vengono definiti azzurri quei pesci che, oltre a caratterizzarsi
per una colorazione blu scuro dorsale ed argentea ventrale,
sono generalmente di piccole dimensioni ed abbondano nei
nostri mari. Le tre specie più pescate sono: l'alice, la
sardina e lo sgombro. In realtà possono essere considerati
azzurri per la loro colorazione anche molti pesci, che per
dimensione e forme non hanno nulla in comune con quelli più
conosciuti. Basti pensare al tonno o al pesce spada. Il pesce
azzurro proprio, pescato in tutti i mari italiani e quindi
vicino ai mercati di vendita, offre economicità, ed è presente
per quasi tutto l'anno. Da un punto di vista nutrizionale
il pesce azzurro presenta un apporto di proteine di elevata
qualità ed una particolare composizione dei grassi, ricchi
di acidi grassi polinsaturi, soprattutto della serie omega-3
tra i quali ve ne sono alcuni capaci di abbassare sia i grassi
che il colesterolo nel sangue. Il consumo di almeno 2-3 pasti
di pesce azzurro a settimana, nel contesto di un'alimentazione
equilibrata, può avere un ruolo importante nella prevenzione
delle malattie coronariche.
COME SI CONSUMA
Il pesce azzurro può essere cucinato in una infinità
di modi: alla griglia, al vapore, al forno, fritto, in tegame.
Sono prelibati i filetti di pesce azzurro, lavati in acqua
salata e conditi con limone. Quella trapanese in generale,
e sanvitese in particolare, è una cucina essenzialmente rivolta
al mare. Cucina “povera” fino a meno di cento anni fa, quando
sulle tavole dei ricchi la facevano da padrone la carne e la
selvaggina, riservando un posticino solo ai pesci più nobili:
dentici e cernie, pesce spada, aragoste, al massimo tonno.
Le classi meno favorite mangiavano soprattutto pesce da zuppa
e pesce azzurro, che si compravano con pochi spiccioli.
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